Photo: Rachele Salvioli

Sarah crowest,
ARTIST

January, 2024

ENG

British-born, Melbourne based artist Sarah crowEST works across discipline boundaries of contemporary art, social practice and textile craft. Her recent output occupies a conceptual space between painting, working apparel and the graphic qualities of text. CrowEST takes a critical interest in the provenance and value we place on objects, the processes and materials they are made of and their use and reuse.
She has a PhD from University of Melbourne, Victorian College of the Arts, 2013. Recipient of many awards, her work is featured in the book Vitamin T. Threads & Textile in Contemporary Art, edited by Phaidon, 2019.
CrowEST is represented by LON Gallery, Melbourne.


ITA

Il lavoro di Sarah crowEST, artista inglese residente a Melbourne, si colloca al confine tra arte contemporanea, pratica sociale e artigianato tessile. La sua produzione recente occupa uno spazio concettuale tra pittura, abbigliamento da lavoro e lettering. CrowEST si interessa in modo critico alla provenienza e al valore che attribuiamo agli oggetti, ai materiali di cui sono fatti e ai processi di utilizzo e riutilizzo.
Ha conseguito un dottorato di ricerca presso l'Università di Melbourne, Victorian College of the Arts, nel 2013. Vincitrice di numerosi premi, il suo lavoro è rappresentato nel libro Vitamin T. Threads & Textile in Contemporary Art, edito da Phaidon nel 2019.
CrowEST è rappresentata dalla LON Gallery di Melbourne.

Sarah crowEST

 

ENG

LZ: You developed a multidisciplinary practice, in between painting, workwear, scores and concrete poetry: a multi-layered field where your textual or abstract messages take shape, across the pictorial and the performative. How did you craft your own language, made of empty spaces, geometric shapes and graphic lettering? What role do textual language, speech, verbal communication play in your work?

Sc: The graphic language (including letters abstracted into glyphs) I use in my prints and paintings developed over many years through drawing to music and visualising noise. Marks connect or are informed by elements of sounds: fragments, the (abrupt or imperceptible) shifting experience of the speed at which things happen, change, or develop, the dropping in and out of a regular rhythm that usually marks time, formless pauses interspersed with false starts, rewindings, empty space. In an aesthetic of accumulation, graphic elements (tentative or brutal) echo and reverberate across the surfaces of the textiles or paintings. Semi-erasures (where parts of the surface are muted, faded or redacted) contrast with abrupt or boosted interventions. Diagrammatic forms move in and out of the mix, appearing and disappearing over intermittent imaginary backbeats.
A simultaneous dissolution and distillation of meaning gestures toward a score for some noise which may or may not manifest. In some recent paintings I have translated this language to indicate an intuitive response to architectural space too.
The legible text I frequently use circulates in a couple of different ways. Firstly there is the labelling, a part of the composition, communicating a number in a sequence, source, dates and location of making. This practice is fueled by an obsession with provenance and chronology. I also use text – phrases and words that resonate with me over time and like a musical refrain continually recur. I’m an avid reader and lover of words and get excited by the appearance of certain signs (eg on Prato shopfronts), fonts, typographic arrangements and play with these.
Speech is, comparatively, neglected in my work since I struggle to articulate nuance that way. I flounder with verbal communication so I prefer to write, diagram or draw. To answer your question concisely the letters and words play multiple roles - sometimes informative, other times poetic and are valued for their formal and aesthetic qualities.


IT

LZ: Hai sviluppato una pratica artistica multidisciplinare, che si situa tra la pittura, l’abbigliamento da lavoro, le partiture e la poesia concreta: un terreno stratificato in cui messaggi testuali o astratti prendono forma, attraverso la dimensione del pittorico e del performativo. Come ha creato questo tuo linguaggio, fatto di spazi vuoti, forme geometriche e scritte grafiche? Che ruolo hanno il testo, la parola e la comunicazione verbale nel tuo lavoro?

Sc: Il linguaggio grafico (comprese le lettere astratte in glifi) che utilizzo nelle mie stampe e nei miei dipinti si è sviluppato nel corso di molti anni attraverso il disegno della musica e la visualizzazione del rumore. I segni si collegano o prendono forma da elementi del suono: frammenti, l'esperienza (brusca o impercettibile) della velocità con cui le cose accadono, cambiano o si sviluppano, l'entrata e l'uscita da un ritmo regolare che di solito scandisce il tempo, pause informi intervallate da false partenze, riavvolgimenti, spazi vuoti. Semi-eruzioni (in cui parti della superficie sono attenuate, sbiadite o ridotte) contrastano con interventi bruschi o potenziati. Una dissoluzione e una distillazione simultanea del significato costruiscono una partitura per un rumore, che può manifestarsi o meno.
In alcuni dipinti recenti ho traslato questo linguaggio per esprimere anche una risposta intuitiva allo spazio architettonico.
Il testo leggibile di cui faccio uso esiste in due modi diversi. In primo luogo c'è l'etichettatura, una parte della composizione, che comunica un numero in una sequenza, la fonte, le date e il luogo di realizzazione. Questa pratica è alimentata dall'ossessione per la provenienza e la cronologia. Poi uso anche del testo: frasi e parole che risuonano con me nel tempo e che, come un ritornello musicale, ricorrono continuamente. Sono un’avida lettrice e amante delle parole e mi emoziono di fronte all'aspetto di certi segni (ad esempio sulle vetrine di Prato), caratteri e disposizioni tipografiche, e gioco con questi.
Il discorso (parlato) è relativamente trascurato nel mio lavoro, poiché faccio fatica ad articolare le sfumature in questo modo. Non riesco a comunicare verbalmente, quindi preferisco scrivere, diagrammare o disegnare. Per rispondere concisamente alla tua domanda, le lettere e le parole svolgono molteplici ruoli, a volte informativi, altre volte poetici, e sono apprezzate per le loro qualità formali ed estetiche.

The Politics of a Piece of Cloth, silkscreen print on linen, 2015.

 
 

Painting RE-UP: construction and deliquescence, 2023 @ LON Gallery

 

Peregrination Melbourne FABRiK, 2016.

 

WORK WORK WORK, synthetic polymer paint on linen, 2012-2016.

ENG

LZ: This expanded approach to painting is particularly evident in the apron-like painting series: wearable, cloth-objects that can also be exhibited, stretched, on a wall blurring the boundaries between fashion and traditional art languages. Apparently, nothing changes except the shift from the two-dimensionality of the wall to the three-dimensionality of the human body, yet the art object becoming an everyday object triggers a series of reflections about value, function and the viewer's role. What's your view on these issues?

Sc: Formally I’m intrigued by text and geometric shapes on textile surfaces (unstretched paintings)  as they become fluid and abstracted when wrapped around a moving body. The crisp 2D forms break up into folds and curves as the cloth is used and manipulated.
Working with this idea lead me to observe and experiment with the different ways a stretched painting and a garment are typically valued (in art, high-fashion or fast-fashion worlds). I’m drawn to the utility of objects but also the deep looking that ‘art’ can engender. The painting and the apron can be of the same fine-art linen canvas and the surface painted with equal care but one looks like workwear and the other a work of art. The value discrepancies come down to context skewered by marketing factors such as scarcity and celebrity within extremes of high art, high fashion, art-merchandise and mass-produced items. I think it’s important to develop awareness about all the impacts of these procedures on our lives, life in a broader sense through exploitative labour practices and the life of the planet, our shared environment. In my work I aim to draw attention to the qualities of things. What are they made of and how? Where do they come from and where do they go?


IT

LZ: Questo approccio espanso alla pittura è particolarmente evidente nella serie di dipinti in forma di grembiuli: oggetti indossabili, di stoffa, che possono anche essere esposti a parete, confondendo i confini tra moda e linguaggi artistici tradizionali. Apparentemente non cambia nulla, se non il passaggio dalla bidimensionalità del muro alla tridimensionalità del corpo umano, eppure l'oggetto d'arte che diventa oggetto quotidiano innesca una serie di riflessioni sul valore, sulla funzione e sul ruolo dello spettatore. Qual è il tuo punto di vista su questi temi?

Sc: Dal punto di vista formale, mi incuriosiscono il testo e le forme geometriche sulle superfici tessili (dipinti non intelaiati), che diventano fluide e astratte quando vengono avvolte intorno a un corpo in movimento. Le forme 2D nitide si spezzano in pieghe e curve quando la stoffa viene usata e manipolata.
Lavorare su questa idea mi ha portato a osservare e sperimentare i diversi modi in cui un dipinto intelaiato e un indumento vengono solitamente valutati (nel mondo dell'arte, dell'alta moda o del fast-fashion). Sono attratto dall'utilità degli oggetti, ma anche dallo sguardo profondo che l'“arte” può suscitare. Il quadro e il grembiule possono essere della stessa tela di lino finemente lavorata e la superficie dipinta con la stessa cura, ma uno sembra un indumento da lavoro e l'altro un'opera d'arte. Le discrepanze di valore dipendono dal contesto, influenzato da fattori di marketing come la rarità e la celebrità all'interno degli estremi dell'arte, dell'alta moda, dell'arte-merce e degli articoli prodotti in serie. Credo sia importante sviluppare la consapevolezza degli impatti di queste procedure sulle nostre vite, sulla vita in senso lato attraverso pratiche di sfruttamento del lavoro e sulla vita del pianeta, il nostro ambiente comune.
Nel mio lavoro mi propongo di attirare l'attenzione sulle qualità delle cose. Di cosa e come sono fatte? Da dove vengono e dove sono dirette?

 

ENG

LZ: The Dub Freight project also goes in this direction, questioning how we give value to objects, materials and processes. What is this project about and how did you further develop it during your residency at Lottozero?

Sc: The Dub Freight project began over a decade ago. I was given a length of rough, wretched-looking, used linen that I cut into rectangles, hemmed, numbered and gifted to people. I put a dollar sign in front of the sequence numbers because I wanted to demonstrate the value due to extensive processing involved in linen production in addition to my labour. I printed the recipient’s name on them and as the numbers (currency value) rose I saw possibilities for generating plenitude or monetary-worth for people I love or admire.
Each series of cloths, within the larger whole, has become a site for experimentation. It surprises me how a simple cloth can develop so many different possibilities for process, material, marketing, sharing economies, currency creation and the manufacture of value.
The residency at Lottozero enabled me to develop applications of several surface techniques: sublimation, foil and screen printing, digital embroidery and labelling. I stay open to the context of a residency and flex with the conditions. This allows space for materials and processes to shift the appearance and conceptual underpinning of each Dub Freight iteration. I sourced used fabrics, cottons and linens, from Prato charity shops, created and displayed the pieces. This was a labour of love  since I gave most of them away  inviting visitors to adopt a Dub Freight cloth, use it and, in return, document and keep me updated on it’s life.  I am always ready to renovate, repair and up-value a cloth so it becomes a collaboration between maker and user.
I then made a special edition on heavy, antique linen exercising a light touch through multiple processes allowing the qualities of the linen and signs of time to remain visible. This includes honouring the foxing or iron-coloured age markings, fine hand stitching and selvedges.  They are available through the Lottozero online Store and Melbourne, Australia LON Gallery.


IT

LZ: Anche il progetto Dub Freight va in questa direzione, interrogandosi sul modo in cui diamo valore a oggetti, materiali e processi. Di cosa parla questo progetto e come lo hai sviluppato durante la tua residenza a Lottozero?

Sc: Il progetto Dub Freight è iniziato più di dieci anni fa. Mi è stato dato un pezzo di lino usato, grezzo e dall'aspetto misero, che ho tagliato in rettangoli, orlato, numerato e regalato alle persone. Ho messo un segno di dollaro davanti ai numeri della sequenza perché volevo dimostrare il valore derivante dalla lunga lavorazione che comporta la produzione del lino, oltre al mio lavoro. Ho stampato il nome del destinatario e, man mano che i numeri (e il valore economico) aumentavano, ho visto la possibilità di generare pienezza o valore monetario per le persone che amo o ammiro.
Ogni serie di tessuti, all'interno di un insieme più ampio, è diventata un luogo di sperimentazione. Mi sorprende come un semplice tessuto possa sviluppare così tante possibilità diverse per quanto riguarda il processo, il materiale, il marketing, le economie di condivisione, la creazione di moneta e la produzione di valore.
La residenza presso Lottozero mi ha permesso di sperimentare l'applicazione di diverse tecniche di decorazione della superficie: sublimazione, lamina e serigrafia, ricamo digitale ed etichettatura. Rimango aperta al contesto specifico di una residenza e mi adatto alle sue condizioni. Questo permette ai materiali e ai processi di modificare l'aspetto e la base concettuale di ogni iterazione di Dub Freight. Ho reperito tessuti usati, cotoni e lini, dai negozi di beneficenza di Prato, ho realizzato ed esposto i pezzi. Si è trattato di un lavoro d'amore, poiché ho regalato la maggior parte di essi invitando i visitatori ad adottare un tessuto Dub Freight e a usarlo, e in cambio a documentarmi e a tenermi aggiornata sulla sua futura vita.
Sono sempre pronto a rinnovare, riparare e valorizzare un tessuto, in modo che diventi una collaborazione tra creatore e utilizzatore.
Ho poi realizzato un'edizione speciale utilizzando un lino antico e resistente, esercitandovi un tocco di leggerezza attraverso molteplici processi che consentono di mantenere visibili le qualità del lino e i segni del tempo. Questo include l'onore delle macchie di foxing o dei segni dell'età color ferro, le cuciture a mano e le cimose. I pezzi sono disponibili presso lo store online di Lottozero e la LON Gallery di Melbourne, in Australia.